Sarebbe il caso di stendere un pietoso velo o di metterci una pietra sopra, bella pesante, invece mi trovo a fare il punto su quello che è oggi lo strano calcio, sport nostrano. Non sono passati ancora due anni dall’esplosione del “moggigiraudobettegacalcioscandalopoli”, che ha gettato nel panico milioni di affezionati della palla rotonda. Qualcuno ha pagato e i bianconeri torinesi, orfani della “triade”, si sono fatti un giro nella serie cadetta, dove non erano mai stati. Cosa che ha dato modo ad alcuni di dimostrare attaccamento ai colori sociali e non solo ai colori dei soldi. Ma chi sta assassinando lo sport nazionale, lasciatemelo dire, sono le televisioni, o meglio le trasmissioni sportive, e in particolare le moviole, con il rivedere all’infinito le “cattive azioni” nei vari rettangoli di gioco. Negli anni passati, errori arbitrali, fallacci, simulazioni e tanto altro facevano parte del “gioco” e il lunedì mattina erano i più trattati argomenti di discussione. Poi la settimana si è riempita di “processi” e di “processi ai processi”, sino alla “prova televisiva”, in base alla quale vengono condannati i rei, con una tempistica che la Giustizia Ordinaria non può che invidiare. Temo che presto si disputeranno le partite solo dinanzi a ipertecnologici marchingegni rigorosamente a circuito chiuso, fermando cancellando e ripetendo le azioni venute male, come nei film. Un programma televisivo, garbatamente condotto da persone garbate, del resto già titola: LE PARTITE NON FINISCONO MAI!
Fabrizio Scarpa – 31 ottobre 2007
“il Mercoledì” – numero 39 anno XIII
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