Mi rituffo nella quotidianità, dopo aver letteralmente vissuto un sogno, con splendidi compagni di viaggio e sensazioni forti e indimenticabili. Mi guardo intorno un poco “sbaccalito”, con ancora dentro il sapore delle emozioni vissute. Il risveglio è tremendo. Per quanto accade a livello nazionale non posso fare altro che commentare: “… che schifezza!”. La politica e gli ideali non c’entrano più per nulla, così come è oramai sconosciuta la dignità. Non mi interessa da che parte vengano e verso dove si dirigano, purtroppo destra e sinistra si confondono e affondano sempre di più nella palude della mediocrità. Quello che trovo squallido è il fatto che qualche mese fa un manipolo di pseudorivoluzionari abbiano lasciato il carro del Cavaliere, dicendone di tutti i colori, e ora risalgano sullo stesso carro con una faccia che non oso definire. Non voglio pensare che tutto ciò sia frutto di una specie di campagna acquisti, ma resto del parere che cambiare spesso non sia affatto sintomo di intelligenza. Per quello che accade in Egitto, Libia, Tunisia la situazione è molto seria e preoccupante di sicuro. Sono paesi a pochi chilometri dai nostri confini e non voglio pensare a quanto potrebbe accadere se saltasse il coperchio di un tale pentolone. Non mi resta che trattare di qualcosa di più frivolo. Ho seguito il 61° Festival della musica italiana, in una sorta di differita casalinga, vedendomi alcune serate a notte inoltrata, dopo averle registrate. Sanremo è sempre Sanremo, direbbe non ricordo più chi! Pregevole Raphael Gualazzi, vincitore nella categoria Giovani, ottimo musicista che farà strada di certo: bello il suo brano che si richiama allo swing, al jazz e al blues. Tra i Big ha vinto Roberto Vecchioni, il Professore, uno degli storici cantautori nostrani, con una canzone sorniona, nata per vincere, una canzone che è riuscita a sintetizzare quello che è stato il percorso dell’artista brianzolo, una canzone dedicata alle donne e alla sua in particolare. A me è piaciuto molto anche un altro lombardo, Davide Van de Sfroos, con una canzone orecchiabile in cui fa piacevole uso del dialetto laghée o tremezzino, tipico del lago di Como. Un Gianni Morandi molto impacciato è stato affiancato da due belle donne e dalle due jene Luca e Paolo, sempre pungenti nei loro intermezzi. Notevole è stato l’intervento a sfondo patriottico di Roberto Benigni, cinquanta minuti di non solo ilarità. Altro ci sarebbe da dire su Sanremo 2011, ma sono convinto che molti, anche non ammettendolo, ne abbiano seguito lo sviluppo, anche più di me.
Fabrizio Scarpa – 23 febbraio 2011
“il Mercoledì” numero 8 anno XVII
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