Devo di certo fare chiarezza sulla mia decisione di abbandonare le scene. L’ho annunciato a Cambiano all’inizio di febbraio, durante lo spettacolo “ancorainsiemefaber”, del quale su il Mercoledì della settimana scorsa Il Direttore ha trattato in un “pezzo” che di certo terrò tra i miei ricordi più cari. Non poteva esserci occasione migliore che la poesia di Fabrizio De André per “chiudere in bellezza” e, dopo un numero di anni che non sto a ricordare perché sono talmente tanti che qualcuno potrebbe dire: “ … adesso dovresti oramai avere imparato … “, ho scelto di dare il mio addio al teatro, scendendo dal palco con ancora la voglia di starci sopra, un poco come si dovrebbe fare alzandosi da tavola con ancora un poco di appetito. Di fatto era tempo che non preparavo spettacoli che richiedessero lunghi periodi di prove, perché mi riusciva sempre più difficile mantenere la concentrazione per tanti mesi, come giustamente avviene nell’ambito amatoriale in cui fin da ragazzo mi sono mosso. Amatoriale è un termine assolutamente degno di rispetto, che molto spesso va a braccetto con una seria professionalità. In un “mestiere” si può essere capaci e bravi indipendentemente dal fatto che lo si eserciti per passione o per professione. Molti come me hanno scelto il teatro, per esempio, come un’isola felice in cui vivere bei momenti al di fuori della quotidianità, dove la realtà da tempo ha spudoratamente superato la fantasia. Chi ha una passione come questa se la porta dentro per sempre e quella che viene a mancare non è la voglia ma la forza di continuare. Forse col tempo tornerò a fare qualcuna di quelle piccole cose che mi sono rimaste dentro, e quindi più che addio è giusto che io dica arrivederci alla “polvere del palcoscenico”, ma non sarà mai più come prima. Il mio desiderio più grande è che il gruppo che con Luigi Martinelli abbiamo “creato”, I divieto di pascolo vagante, continui sulla strada che ci ha portato a questa … transumanza artistica. Le qualità per proseguire e crescere ci sono, il genio e la sregolatezza di Luigi saranno un’ottima guida, ne sono certo, e io sarò sempre a loro vicino, con discrezione.
Fabrizio Scarpa – 16 febbraio 2011
“il Mercoledì” numero 7 anno XVII
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