“C’è un grande prato verde, dove nascono speranze…”, così si potrebbe definire con poche parole il parco virtuale di Facebook, un salotto a cielo aperto nel quale si possono fare amicizie nuove e dove si possono ritrovare vecchi amici perduti da tempo, intavolando appassionati dialoghi che possono toccare argomenti seri o faceti, tra il sacro e il profano, tra la realtà e la fantasia. Questo sito di “social network”, nato nel 2004 per opera di un ristretto manipolo di studenti dell’Università di Harward (U.S.A.), capeggiati dall’allora diciannovenne Mark Zuckerberg, ha raggiunto, ad aprile 2009, i 200 milioni di utenti in tutto il mondo, e ha come slogan: “Facebook ti aiuta a mantenere e a condividere i contatti con le persone della tua vita”. “Social network”, dato che nessuno nasce “imparato”, è una rete sociale che consiste in un gruppo di persone connesse tra loro da legami di vario tipo, che possono andare dalla conoscenza casuale ai rapporti di lavoro ai vincoli familiari o di amicizia. Un enorme Circolo, al momento a ingresso gratuito, più o meno privato, nel mondo virtuale di Internet. Come tutte le cose che ci ha portato il progresso, è sempre importante non farsi usare ma imparare ad utilizzarle, e così Facebook può contribuire a far diminuire la distanza tra persone lontane, ma anche ad avvicinare tra loro persone che, se non lontane fisicamente, hanno difficoltà di comunicazione, magari non si parlano a tu per tu mentre invece riescono a capirsi scrivendosi, anche da una stanza all’altra. Si trova di tutto in questo “mondo”, dalle Guerre di bande, ai quiz, ai test più o meno demenziali, ai casi umani toccanti, curiosi e talvolta buffi, ma l’importante è che si può scegliere, sempre. Si diventa “amici” confermando l’amicizia che viene richiesta e altrettanto si può richiedere la stessa che deve essere confermata. Ovviamente non è possibile mantenere poi i contatti con tutti, ma spesso nascono, o si riannodano, rapporti molto intensi sia da un punto di vista culturale che umano. Insomma un ponte virtuale per superare uno dei mali peggiori dell’era in cui viviamo, l’incomunicabilità.
Fabrizio Scarpa – 29 aprile 2009
“il Mercoledì” – numero 17 anno XV
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