Sono passati venti anni e quasi sei mesi dal giorno in cui morì Enrico Berlinguer. Non potrò mai dimenticare quei giorni, perché il 7 giugno, era un giovedì, io e i miei fratelli, con la adorata cugina Lalla, eravamo vicini alla nostra mamma, che morendo ci regalava un ultimo sorriso. Quel giorno il segretario del Partito Comunista Italiano venne colto da malore a Padova mentre parlava di fronte a una piazza stracolma. Entrato subito in coma morirà quattro giorni dopo, l’11 giugno 1984. Aveva 62 anni, essendo nato a Sassari il 25 maggio 1922. Quanto si potrebbe scrivere su Enrico Berlinguer e tanto ne è già stato scritto. Oggi più che mai si sente la mancanza di un uomo politico come lui, dotato di un carisma straordinario, di uno stile elegante degno di tempi antichi, ricolmo di sobrietà, di correttezza e di orrore per le indiscrezioni e il chiacchiericcio. “Contro un sistema sempre più superficiale e corrotto il comunista che non volle imparare il russo, non amava il pugno chiuso e non voleva mettere il colbacco riuscì ad incarnare l’idea nobilissima di una politica fatta di sacrificio, abnegazione, servizio”. Era soprannominato il “sardo muto” per il suo parlare poco e mai a vanvera. Contribuì a modernizzare la politica italiana, capendo il valore fondamentale del rapporto diretto con la base del partito e l’importanza della comunicazione personale, fino a trasformarli in rappresentazione pubblica e anche in spettacolo, rivolgendosi dallo schermo televisivo agli elettori con una capacità difficilmente raggiunta da altri politici in quegli anni. La sua morte e i suoi funerali, ai quali partecipò una folla immensa e che furono trasmessi in diretta televisiva, contribuirono di certo a modificare il risultato delle elezioni europee, che videro il PCI affermarsi come il primo partito italiano con il 33,3% dei voti contro il 33% della DC. Ho sempre amato e apprezzato Berlinguer per la sua chiarezza, pacatezza e coerenza e ho avuto il piacere di assistere ad uno splendido spettacolo a lui dedicato. Prodotto dal Teatro dell’Archivolto con il Teatro Stabile di Genova, BERLINGUER. I pensieri lunghi, testo e regia di Giorgio Gallione, è un monologo toccante che rappresenta significativamente il pensiero dello statista sardo. Dai temi della pace a quelli dell’eguaglianza sociale, dalla questione morale all’austerità, dalla presa di distanza dal comunismo sovietico al tentato compromesso storico, i suoi pensieri vengono portati sulla scena e messi a confronto con le riflessioni di intellettuali del secolo scorso, quali Gramsci, Pasolini, Saramago, Allende, facendo comprendere quanto potrebbero, e soprattutto dovrebbero, essere ancora fondamentali oggi. In scena il sempre più magico Eugenio Allegri fa bene apprezzare ogni parola del già piacevole monologo. Che dire di più: Enrico (.. e anche Eugenio), ti voglio bene!
Fabrizio Scarpa – 26 novembre 2014 “il Mercoledì” n° 43 anno XX
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