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Categories: Politica

E adesso!

Da un po’ di tempo preferisco evitare di scrivere di politica e in particolare della politica italiana. Ma credo che sia il caso di spendere qualche riga alla luce di quanto è successo nelle ultime tornate elettorali, con un particolare riguardo all’esito dei referendum. Dopo più di tre lustri infatti il fatidico “quorum” è stato raggiunto e questo non è solo un segno di maturità da parte dell’elettorato ma in qualche modo anche un segno epocale, indipendentemente dai quattro quesiti che erano posti. Per la validità del risultato era necessario che si recasse a votare la “metà più uno” degli elettori aventi diritto, soglia che è stata abbondantemente superata. Sorvoliamo sul notevole spreco di denaro pubblico, dovuto al mancato accorpamento dei referendum alle elezioni amministrative, forse nel tentativo, vanificato, di rendere inutile la tornata referendaria, come avveniva ormai da molti anni. Da tempo il numero dei cittadini che si avvale del diritto-dovere del voto è in costante calo, a significare l’aumento del disinteresse nei confronti della politica. Facendomi non poca violenza cercherò di essere obiettivo per quanto più mi sarà possibile. Le parti politiche che si affrontano nelle varie tenzoni, che tutti gli anni, anche più volte, ci vedono entrare in una cabina elettorale, si fregiano degli appellativi di centro sinistra, di centro destra e, ultimamente, di centro centro, ma onestamente più nulla viene detto di destra o di sinistra e tutto si è collassato in un calderone senza progetti e con sempre meno idee, con la tremenda conseguenza che il nostro paese da tanto non viene governato e finisce inevitabilmente alla deriva. Tutto si riduce nel denigrare la parte avversa, con pistolotti tanto demagogici quanto inutili e, non voglio entrare nello specifico, questo più volte ha portato a far prevalere coloro che erano i più bersagliati. Questa volta non è andata così! Forse per la concomitanza dell’anniversario dell’Unità d’Italia, questa sembrerebbe la volta buona che dopo 150 anni si stiano formando anche gli Italiani, e voglio ricordare una frase che Massimo D’Azeglio pronunciò in Parlamento, credo proprio nel 1861: “ … ora che abbiamo fatto l’Italia dobbiamo fare gli Italiani”. Gli Italiani, un popolo diviso da lingue (dialetti) diverse, da idee diverse, talvolta ancora di secessione, ma un popolo che quest’anno ha dimostrato una grande maturità e la capacità di pensare con la propria testa. Ai politici va il compito di prenderne atto. Chiunque stia al governo ha il dovere assoluto di governare e di riportare alla dignità l’Italia.

Fabrizio Scarpa – 22 giugno 2011
“il Mercoledì” numero 25 anno XVII

Mangiafuoco

Fabrizio Scarpa, di origine veneziana, nato a Torino in un giorno di maggio in cui i prati erano rossi di papaveri, giusto nel mezzo dell'ultimo secolo dello scorso millennio, poco prima dell'ora di pranzo, appena in tempo per mettersi a tavola. VECCHIO CUORE GRANATA (Toro ora e per sempre).

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Mangiafuoco

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