Ero rimasto alla soglia di povertà, intesa come livello sotto il quale la sopravvivenza dell’individuo è a rischio a causa della bassa o addirittura nulla entrata economica. Il mondo del lavoro, non soltanto in Italia ma in tutto l’Occidente, è cambiato radicalmente, le tecnologie avanzate hanno di molto allontanato l’uomo dalla produzione e quindi dai servizi, unitamente ai costi altamente concorrenziali della manodopera in altri paesi, soprattutto asiatici, dove si raggiunge lo sfruttamento, spesso anche dei minori. Il lavoro a tempo indeterminato è sempre più un miraggio, quelli che lavorano sempre di meno guadagnano e poco possono spendere per consumare, e la catena economica tende a interrompersi. Una spirale difficile da bloccare. Tornando al punto da cui nelle settimane passate ero partito, ovvero alla rincorsa ad andare all’opposizione da parte della maggioranza che, di volta in volta, si trova alla guida politica del nostro paese, assistiamo continuamente a uno sterile muro contro muro, con dispetti ripicche e ricatti tra e all’interno dei contrapposti schieramenti, con le gravi conseguenze che purtroppo bene, ma forse non abbastanza, conosciamo. Ora mi chiedo se non sarebbe più logico e perfino più semplice sedersi tutti intorno a un tavolo per trovare una soluzione comune anziché buttarsi fumo negli occhi. Ne avrebbe giovamento tutta la comunità, della quale, a ben vedere, anche i nostri rappresentanti politici fanno parte. Utopia? (continua)
Fabrizio Scarpa – 8 novembre 2006
“il Mercoledì” – numero 45 anno XII
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