Stavo dicendo che i due poli, ipercentricamente contrapposti, pare facciano di tutto per “guadagnarsi”, durante il periodo di governo, il diritto di stare all’opposizione, senza di fatto poi farla, una volta raggiunto l’obiettivo. Cerco di spiegarmi meglio. Cosa di sicuro non facile! Dato per certo che il nostro paese naviga economicamente in acque molto mosse e molto inquinate, ci si ritrova sempre e di più nel paradosso. Ora scendono in piazza, a protestare contro i tentativi di misure finanziarie degli attuali governanti, coloro che fino a pochi mesi fa ne provocavano la contestazione, con altrettanto fatui provvedimenti, quasi poi regolarmente non messi in atto. L’intento non è di trovare colpe o colpevoli, cosa che non risolverebbe la nostra intricata situazione, ma di cercare una qualche fantascientifica risoluzione a un problema che ci trasciniamo ormai da molti decenni. Vediamo di esaminare la questione nel modo più distaccato e sereno, come se non ci si fosse coinvolti. Fanno parte di un passato molto remoto gli autunni caldi e le lotte operaie, mentre stiamo per entrare nel pieno di “battaglie” fatte in doppiopetto grisaglia o spezzato. Questo non è segno di un miglioramento, ma di un livellamento verso il basso: i capitali sono nelle mani di sempre meno entità, ovverosia un sempre minor numero di persone ha nelle proprie tasche una sempre maggior quantità di soldi. La ridistribuzione della ricchezza è bloccata. Il ceto medio tende a sparire. E la soglia di povertà? (continua)
Fabrizio Scarpa – 1 novembre 2006
“il Mercoledì” – numero 44 anno XII
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