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Categories: Amicizia

De Amicitia

Care lettrici e cari lettori, anche questa settimana ho il piacere di ospitare in questo spazio la riflessione di un amico, un amico speciale, un amico di vecchia data, uno di quei “monelli di latteria” cresciuti a frappè, frullati, bicchieri di latte e soprattutto ottimi gelati alla crema, consumati in buona compagnia nella accogliente latteria di Gaspare Bauducco, il mitico Gasprin, che da un paio di anni si è trasformata in ottima gelateria, grazie a Riccardo e a Michela e ai loro validi collaboratori. Lì, seduti sul muretto o sulle sedie in alluminio, passavamo molto del nostro tempo libero, a riposare dopo una partita al pallone o magari a riflettere sull’esito di una interrogazione o sui casi della vita. Grazie a Giulio Gile per questo squarcio di un tempo passato che rimane sempre vivo dentro di noi, dove tutti siamo rimasti un po’ monelli come allora.

«C’era una volta un gruppo di ragazzi, anzi c’erano alcuni amici. E ci sono ancora oggi. Vivevano gli anni sessanta, tra i libri ed i banchi di legno di una scuola che non esiste più, con speranze e contestazioni, cultura e nozionismo, religione e socialismo. I loro maestri erano Giovanni, Celestino, Vittorio, e tanti altri, ma, in quegli anni, li si chiamava per cognome: Derossi, Argenta, Drago, Mazzinelli, Occhiena … Latino e greco, roba del secolo scorso (di un altro millennio!). Matematica universale. Italiano e storia da portare con se. Il tempo passava nei campi di calcio e lungo i corridoi del “collegio”, trascorrendo il liceo e poi le università, a seconda delle scelte di ciascuno, con sacrifici, successi e delusioni. Donne e motori… per alcuni più motori che donne e viceversa. Inevitabilmente gli amici si separavano, come tempo e spazio sempre di meno condivisi, ma con un filo che continuava a legarli ed a richiamarli insieme, ogni tanto. Lauree matrimoni carriere figli lavoro felicità tristezze successi delusioni. Come è accaduto a tutti, ma ognuno in un modo personale e senza mai dimenticare “gli amici”. Tutto in un fiato attraverso mezzo secolo. Sembra incredibile. C’era una volta, anzi ci sono ancora oggi alcuni amici. Ogni tanto un incontro conviviale, le ultime partitelle a pallone rischiando le coronarie e ricordando ogni volta le mitiche sfide di gioventù, la spasmodica ricerca della … pietra filosofale, gli episodi ormai facenti parte della storia. Il piacere di stare insieme, anche se sono passati cinquantanni. E ogni volta sembra di essersi visti pochi giorni prima, con tante cose da dire e ridire, e poco rimpianto. Mai la tristezza. Sempre la promessa di vivere ancora qualche momento insieme. Ci sono e ci saranno…»

Mangiafuoco

Fabrizio Scarpa, di origine veneziana, nato a Torino in un giorno di maggio in cui i prati erano rossi di papaveri, giusto nel mezzo dell'ultimo secolo dello scorso millennio, poco prima dell'ora di pranzo, appena in tempo per mettersi a tavola. VECCHIO CUORE GRANATA (Toro ora e per sempre).

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Mangiafuoco

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