Caro PROFESSORMARIOMONTI,
innanzitutto voglio chiarire il perché in questa mia lettera ti darò del “tu” anziché un più (apparentemente) rispettoso “lei” o un vetusto “voi”. Tu sei Professore da tanti anni, titolare di cattedre e i tuoi meriti e le tue capacità hanno fatto il giro del mondo e ti sei giustamente conquistato la stima e il rispetto di tanti. Ora devi sapere che anche chi ti scrive, molto più umilmente, ma da ben cinquanta anni, è stato, “a furor di popolo”, insignito del titolo di “professore”, dall’Anticosaggio e da saggi antichi suoi coetanei, titolo che gli è stato attribuito perché sembra che “fin da piccolo” sapesse molte cose dello “scibile umano”, ma soprattutto che, se anche di qualcosa non sapeva, era in grado di parlarne a lungo e con gran dovizia di particolari. Ora per questo mi permetto di trattarti come un mio pari, per rispetto sia a te che a me, e anche perché se tu con la Bocconi (l’università) ci hai sempre avuto a che fare, io nel mio piccolo di bocconi, amari e qualche volta anche un tanticchia avvelenati, ne ho inghiottiti parecchi. Per tornare a questa mia lettera, le cose che vorrei dirti sono molte ma lo spazio è poco e il tuo tempo ancora meno, ammesso che ti capiti di leggere quanto ti scrivo. Non faccio nessuna difficoltà ad ammettere che ho condiviso la scelta che il buon Giorgio Napolitano ha fatto quando ti ha dato l’incarico di salvare la “baracca” Italia dal baratro verso il quale inesorabilmente è avviata. Forse solo tu ce la puoi fare. Ti sei attorniato di professori e subito vi siete messi al lavoro. Un lavoro che non sarà di certo facile dato che il tuo governo dovrà confrontarsi con un Parlamento nel quale molti sono pronti a darti la fiducia ma tutti sono ancora di più pronti a metterti i bastoni tra le ruote. E questo è un bel problema perché, tra chi non vuole che tocchi “questi” e chi non vuole che tocchi “quelli”, va a finire che sei costretto sempre a prendere ai “poveri”, che hanno poco (o niente) ma sono tanti, come ebbe a dire il grande Ettore Petrolini. Infatti è sempre più numerosa la categoria dei “nuovi poveri”, quelli che una volta stavano bene e che, anno dopo anno, stanno sempre peggio. Per il momento faccio a te e ai tuoi collaboratori ( … e soprattutto all’Italia) gli auguri per il vostro compito, ingrato e difficile. Non mancherò di seguirvi con fiducia, rispetto e trepidazione. A presto!
Fabrizio Scarpa – 14 dicembre 2011
“il Mercoledì” numero 46 anno XVII
Ciao, un saluto universale, un saluto che ha un'origine più complessa e antica di quanto…
Il 24 settembre 1848 veniva inaugurata la tratta ferroviaria Torino-Moncalieri, 8 chilometri di binari che…
La scorsa settimana abbiamo visto come il centenario della nascita del Cavalier Mario Turatti, fondatore…
Il 17 settembre 1918 nasceva a Torino Mario Turatti. Alla fine degli anni quaranta fonderà…
Qualcuno ha scritto che sarebbe scomparso da 40 anni e non da 20, perché Lucio…
Ci siamo lasciati il primo di agosto con la promessa di rivederci a settembre. Settembre…