Padova, bambino prelevato a scuola e portato via a forza dalla polizia. Gli agenti avevano il compito di prelevare il ragazzino di 10 anni e di portarlo in una struttura protetta, perché i giudici della corte d'Appello di Venezia hanno deciso che la patria potestà del piccolo deve andare unicamente al padre. Frame dal video girato da una zia del ragazzo e trasmesso dalla trasmissione 'Chi l'ha visto'
Fino a pochi giorni fa Cittadella, comune di circa 20.000 abitanti in provincia di Padova, era conosciuto soprattutto per avere una squadra di calcio che milita nel campionato italiano cadetto. Ora la tranquilla cittadina veneta, una delle più ricche d’Italia, è finita su tutti i giornali, e telegiornali, per un fatto di cronaca, con tanto di video, che ha visto protagonista involontario un bimbo di dieci anni, portato a braccia verso un’auto, mentre tentava di divincolarsi, da alcuni agenti della polizia andati a prelevarlo davanti alla scuola, in esecuzione di una ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia, che assegnava la patria potestà del minore solo al padre. Ho scelto di non esprimere la mia opinione per sentire la reazione a caldo di alcune persone che manterrò anonime, perché ritengo che sia importante il pensato e non il pensatore. Una “addetta ai lavori”, una dolce fanciulla che si occupa di psicologia infantile, ha detto che sarebbe stato meglio non rendere pubbliche quelle immagini, nelle quali una creatura veniva strattonata da una parte all’altra, in una sorta di macabro tiro alla fune, ferma restando la responsabilità, o meglio l’irresponsabilità, di entrambi i genitori che, come purtroppo quasi sempre accade nei casi di separazione, non tengono il figlio al di fuori delle loro beghe. Di parere opposto sul fatto di rendere visibile il video in oggetto è stato un giovane e ormai affermato esponente politico, molto attivo sul territorio cittadino e molto attento soprattutto alle problematiche giovanili. Per lui sarebbe il caso di sottoporre coloro che hanno intenzione di diventare genitori a una serie di test psico-attitudinali, così da evitare che il mettere al mondo dei figli finisca per essere esclusivamente un atto egoisico e che creature innocenti vengano usate come armi quando il nucleo famigliare si disintegra. Tutti hanno condannato il modo in cui ha agito la forza pubblica, compreso l’ultimo personaggio al quale mi sono rivolto per questo piccolo sondaggio, un appartenente alla società incivile, non essendo per sua stessa affermazione un rappresentante della tanto decantata “società civile”, un antico saggio al quale faccio spesso riferimento quando tento di avvicinarmi il più possibile a una qualsiasi verità. Interessante è stata la citazione da parte sua di una massima latina, risalente a Cicerone: “summum ius, summa iniuria”. E giacché le parole non nutrono ma possono aiutare a digerire mi sono documentato e riporto quanto segue: “ … una applicazione acritica del diritto – che non tenga conto delle circostanze a cui le sue norme devono essere applicate nel singolo caso e delle finalità a cui esse dovrebbero tendere – ne uccide lo spirito e può facilmente portare a commettere ingiustizie o addirittura costituire strumento per perpetrare l’ingiustizia”. E ho detto anche troppo.
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