In queste ultime settimane il grillo è stato molto protagonista della scena mediatica. Ma c’è grillo e Grillo: il minuscolo vincente e il maiuscolo (s)parlante. Paolo Bettini, caciucchino livornese da Cecina, ariete di segno, gran pedalatore, ha risposto con i fatti alle mazzate che gli sono arrivate prima dal presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, poi dagli organizzatori del Mondiale di Stoccarda e quindi, forse contemporaneamente, da un ex compagno di squadra che lo ha praticamente bollato da spacciatore di sostanze dopanti, per poi ritrattare tutto come niente fosse. Il “grillo”, così chiamato per le sue dimensioni appena sopra il mezzo quintale, ha tirato fuori grinta e cattiveria, in un momento di non eccelsa forma, stravincendo una volata allo spasimo, dopo quasi trecento chilometri di corsa, bissando il mondiale vinto lo scorso anno, e ridando splendore almeno per un giorno al ciclismo, una disciplina dura da tempo nell’occhio del ciclone. E il Grillo Beppe, cuspide cancro leone, da Savignone (Genova), perla dell’Appennino Ligure, nella comunità montana dell’Alta Valle Scrivia, grande affabulatore, ha, un poco sopra le righe, espresso il suo parere sulla politica e i politici nostrani, dando voce alla famosa “maggioranza silenziosa” con l’ormai mitico Vaffaday. Tutto questo mentre il buon Giorgio, Capo dello Stato, ha bacchettato gli stessi politici per le loro quotidiane ed eccedenti passerelle televisive. Un comico che rischia di fare il politico in un paese dove i politici sarebbe bene che facessero meglio (e bene) il loro mestiere, evitando decisamente di fare i comici, senza neppure far ridere.
Fabrizio Scarpa – 3 ottobre 2007
“il Mercoledì” – numero 35 anno XIII
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