“Io ho una certa pratica del mondo; e……l’umanità,……la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà…..”. Così il “notabile” siciliano don Mariano Arena, semianalfabeta e spietato capobastone, si rivolge al capitano dei carabinieri Bellodi, emiliano di Parma, ne “Il giorno della civetta” (Adelphi 1961), di Leonardo Sciascia. Un romanzo, forse con qualche riferimento a cose realmente accadute, sempre più attuale a quasi cinquanta anni dalla sua pubblicazione, a parte il fatto che da tempo oramai la realtà ha superato, e di molto, qualsiasi fantasia. Non starò a parlare di cosche o non cosche, ma una cosa che mi preme sottolineare è che al giorno d’oggi quelle categorie paiono sempre più insufficienti, e purtroppo a calare nella scala dei valori. Posso essere tacciato come pessimista, ma devo scrivere ancora qualche riga sul momento politico che stiamo vivendo. Personaggi che pubblicamente fanno dichiarazioni, televisivamente viste e sentite, per smentirle subito dopo o dire di essere stati male interpretati. Peggio, campioni esperti nel salto della quaglia, noti e rinoti per passare da uno all’altro, e poi viceversa e viceversa ancora, dei due schieramenti di questo bipolarismo che più che malato definirei mai nato. Con una dose di ottimismo, che Il Direttore, tra un risotto allo zafferano e un risotto al tartufo, mi ha affettuosamente somministrato, voglio sperare che certi personaggi abbiano almeno la dignità di togliersi di mezzo definitivamente. Che governino i Guelfi o i Ghibellini, l’Italia è un paese troppo bello per non essere amministrato onestamente, e forse il popolo italiano questo ancora lo merita.
Fabrizio Scarpa – 13 febbraio 2008
“il Mercoledì” numero 6 anno XIV
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