Non è buttando le cose, dimenticando i ricordi, che si cancella il passato, il passato fa parte di noi, è l’unica “certezza”, il presente è passato mentre lo viviamo e il futuro speriamo che diventi passato. Poi, fortunatamente nella vita ci si “reincontra” in qualcuno. Cercando un oggetto fra i tanti che riempiono la casa nella vecchia stanza dei ricordi (la camera più bella che non so perché non ho mai più osato abitare), mi è capitato per le mani una cosa che mi ha riportato indietro negli anni. Un cestino da cucito con le ruote, di legno dipinto di bianco, di quelli che, tirando su due pomelli, si aprono i cassettini, dieci tra più grandi e più piccini, con dentro tante piccole cose. Gli aghi, qualcuno con ancora un pezzo di filo attaccato, stanno appuntati con gli spilli su di un piccolo cuscino rosa con i bordi di pizzo. Spille da balia, pezzi di elastico, su di un rotolino di carta è avvolto un avanzo di lana rossa, forse servita per fare una sciarpa, nei ritagli di tempo. Una striscia lavorata all’uncinetto, per fare i bordi agli asciugamani, un gomitolo di cotone ecrù, per fare, sul candido lino di una volta, quei preziosi ricami che non potevano mancare nel corredo di ogni fanciulla e che oggi nessuno apprezza più perché poco pratici da lavare e da stirare, cose che richiederebbero troppo tempo in un epoca che non ne ha da perdere. Ora quelle belle tovagliette, ricamate con tanto amore, sono in un cassetto del vecchio comò, inamidate e ingiallite dal tempo, ma quando lo apro mi sembra ancora di sentire il profumo dei fiori di lavanda, legati con un nastrino, che la mamma, mia, del Micio e dell’Anticosaggio, metteva solitamente nella biancheria. Tutte queste cose, che gli anni sembravano aver fatto dimenticare, mi hanno fatto fatto sentire vicino quella Mamma che con tanta dolcezza ma con altrettanta fermezza ha cresciuto me e i miei due fratelli, troppo presto rimasti senza babbo. La guardo, nella vecchia cornice di argento che tengo nel punto della casa dove passo la maggior parte del mio tempo, e mi viene da dirle: “… tante volte ho sognato i tuoi sorrisi, quante volte vorrei che tu mi sgridassi ancora, Mamma!”. Dimenticavo: BUONE VACANZE!
Fabrizio Scarpa – 29 luglio 2009
“il Mercoledì” – numero 30 anno XV
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