Sono passati sessantaquattro anni da quel 2 giugno 1946 quando agli italiani, con diritto di voto, oltre alla scheda del referendum per la scelta tra monarchia e repubblica, ne fu consegnata un’altra per l’elezione di 556 deputati dell’Assemblea Costituente, ai quali sarebbe poi stato affidato il compito di redigere la Costituzione, dando origine al nuovo corso istituzionale del nostro paese, martoriato dal “ventennio” e da cinque anni di guerra, durante i quali molti italiani si erano ritrovati a combattere su fronti avversi in modo fratricida. Mi è capitato di trovare, grazie ai “potenti” mezzi informatici a disposizione, la cartina che disegnava politicamente l’Italia dopo quella tornata elettorale e l’ho confrontata con un’altra che segna la situazione dopo le ultime elezioni regionali. Certo il paragone può sembrare un poco forzato, data la differenza sostanziale tra le due tornate elettorali. Ma quello che salta all’occhio è che in tutti questi anni, almeno graficamente, ben poco è cambiato. Al centro cinque regioni (Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche) sono “governate” dal centro-sinistra, forza di opposizione a livello nazionale, come pure al sud altre due regioni (Puglia e Basilicata). La Sicilia vive un momento diciamo così ibrido, tutto il resto della penisola è in mano alle forze di centro-destra, che alla guida del Cavaliere governano la nazione. Tornando alla cartina del 1946 notiamo che la sinistra era risultata vincente in una parte del centro (Liguria esclusa), con qualche appendice in alcune zone del nord. Tutto il resto del paese era nelle mani della Democrazia Cristiana. Poi, all’inizio degli anni novanta, la cosiddetta Tangentopoli ha spazzato via (forse) i vecchi partiti e sarebbe dovuta nascere la Seconda Repubblica. Ma quale repubblica? Non voglio cadere nella dietrologia, ma mi sembra che la corruzione venuta alla luce con Tangentopoli sia ben poco al confronto dei fatti che la cronaca dei giorni nostri ci presenta. Lascio a voi farne un elenco, se proprio volete farvi del male.
La mia considerazione è che oggi non è rimasta neppure più qualche goccia di dignità. A presto!
Fabrizio Scarpa – 2 giugno 2010
“il Mercoledì” numero 22 anno XVI
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