La felicità è lo stato d’animo positivo di chi sente soddisfatti i propri desideri. Secoli di pensiero umano sono stati dedicati al concetto di felicità, al credere che essa sia eterna e al temere che possa finire improvvisamente. Epicuro sosteneva che non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per conoscere la felicità, avendo però cura del benessere della propria anima. L’uomo allontanando da sé il malessere psichico e il dolore fisico può raggiungerla. Il grande filosofo greco aveva diviso i bisogni umani in tre categorie: naturali e necessari, quali l’amicizia, la libertà, le cure, il riparo, il vestirsi, l’amore; naturali ma non necessari, come abbondanza, lusso, cibo raffinato e a volontà, case enormi oltre i bisogni comuni; infine non naturali e non necessari, di cui fanno parte il potere, la gloria, il successo, la fama. I primi sarebbero importanti per la felicità, i secondi potrebbero esserlo, purché il loro raggiungimento non porti a eccessivi sacrifici, mentre la ricerca dei terzi causerebbe più infelicità che felicità. Ma la cosa più importante per Epicuro è il godere senza affanni di tutto ciò che ci si può procurare senza eccessivi sforzi e soprattutto vivere la vita impegnandosi in relazioni interpersonali durature e salde. Il pensiero di un filosofo vissuto oltre trecento anni prima dell’inizio dell’era cristiana è ancora molto attuale e potrebbe aiutare a vivere meglio nel mondo di oggi. Felicità è un bicchiere di vino, con un panino … è tenersi per mano, andare lontano … cantava qualcuno e c’è del vero. Felicità è un cucciolo caldo … ha scritto qualcun altro, chi ama gli animali sa bene cosa significhi avere accanto un cucciolo che sa dare affetto in modo esponenzialmente maggiore rispetto alle sue piccole dimensioni e al poco tempo che vive con noi, essendo la sua vita media troppo più breve della nostra. Questo a prescindere dai figli, che sono tutt’altra cosa. Un’ottima ricetta della felicità è di Albert Einstein, che pochi giorni dopo avere vinto il Premio Nobel, trovandosi in Giappone per una serie di conferenze, scrisse due bigliettini, che dette come mancia a un fattorino che gli aveva appena consegnato una lettera. Sul primo aveva scritto: Una vita calma e modesta porta più felicità della ricerca del successo abbinata a una costante irrequietezza, sul secondo semplicemente: Quando c’è una volontà, esiste una via. Era il 1922, a distanza di quasi cento anni quei due bigliettini sono stati comprati per circa un milione e mezzo di euro. Tutto ciò avrà fatto la felicità del venditore? Secondo me la felicità dipende più da fattori interni che esterni all’animo umano, per lo più è fatta di pochi attimi di piacere indefinibile, piccole particelle nell’immensa galassia della vita.
Felicità?
Fabrizio Scarpa – 20 giugno 2018
“il Mercoledì” numero 25 anno XXIV
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