In momenti come questo, quando tutto viene vissuto con superficialità, un po’ per inconsapevolezza, un po’ perché molti hanno perso o non hanno mai conosciuto i veri valori, in un mondo in cui conta più apparire che essere, tutto è diventato moda e soprattutto un business per chi lo inventa, a partire dall’abbigliamento, all’arredamento, alle nuove tecnologie, per finire agli alimenti e alle bevande. In questo momento è molto di moda il “kamut”, dalla pasta ai biscotti alla pizza a tutto ciò che si può creare con una farina. Ma cosa è veramente questo kamut? Nella mia sana ignoranza in materia pensavo a un tipo di grano con caratteristiche particolari, dal quale viene ricavata una farina specifica. Ho cercato di documentarmi e ho scoperto una verità ben diversa. “Kamut” non è il nome di un grano, ma un marchio commerciale, registrato dalla omonima azienda, su una varietà di frumento, diventato famoso in tutto il mondo con una imponente operazione di marketing. Sembra che i semi di questo “grano del faraone” siano stati ritrovati intorno alla metà del secolo scorso in una tomba egizia, da lì portati negli Stati Uniti, nel Montana, e “risvegliati” dopo migliaia di anni per essere moltiplicati e coltivati, dando origine a una varietà di grano rosso o frumento orientale, il khorosan. Che questa sia verità o leggenda poco ci importa. Quello che invece ha di sicuro una sua rilevanza è che un tipo di grano come questo esiste anche qui in Italia, coltivato tra l’Abruzzo il Sannio e la Basilicata, ed è la saragolla. Ovviamente il khorosan, venendo da molto lontano, ha dei costi molto elevati, tutto ciò che viene prodotto con il khorosan ha un prezzo anche di quattro volte superiore a quello che viene prodotto con altri tipi di grano. Questo kamut, o khorosan, avrà anche buone proprietà nutrizionali, sarà ecologico e di certo ottimo per la lavorazione, ma tutto ciò non ne giustifica l’elevato costo, dovuto alla coltivazione e alla vendita in un assoluto regime di monopolio imposto dalla proprietà del marchio. Tra l’altro non è adatto alla alimentazione dei celiaci, in quanto contiene glutine come qualsiasi altro tipo di frumento. Andare a cercare alimenti prodotti con questo tipo di grano è soprattutto una moda, oltre al fatto che va a discapito della nostra economia. Sarebbe quindi meglio rimanere su quanto viene prodotto qui da noi, che ha costi minori ed è sicuramente più controllato. Non è detto che qualcosa solo perché viene da lontano sia meglio di quanto abbiamo sotto casa.

Fabrizio Scarpa – 25 settembre 2013 “il Mercoledì” numero 34 anno XIX

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