“Alcuni lo ricordano ancora mentre accende una sigaretta, altri ne hanno fatto un monumento per dimenticare un poco più in fretta la notte che presero il vino e ci lavarono la strada, chi ha ucciso quel giovane angelo che girava senza spada?”. Con queste parole Francesco De Gregori nel 1976 chiude la sua canzone FESTIVAL scritta in onore di Luigi Tenco. Sono passati quaranta anni da quando, era il 27 gennaio 1967, il cantautore di Ricaldone, in provincia di Alessandria, ma genovese di adozione, fu trovato, “sparato” alla testa, in una camera di albergo a Sanremo, poco dopo essere stato eliminato dalla massima competizione canzonettara. Manca un mese alla cinquantasettesima edizione della sagra nazionalpopolare televisiva della canzone italiana, tornata all’immarcescibile Pippo Baudo, e il sospetto che financo l’Antico Saggio, nel segreto del suo salotto principesco, non se la perderà, si insinua nella mia mente come un vermiciattolo in una grossa mela, forse un poco bacata. “Guardare ogni giorno se piove o c’è il sole per saper se domani si vive o si muore….,e un bel giorno dire basta e andare via. Ciao amore ciao amore ciao amore ciao”. Le ultime parole che Tenco ci ha lasciato in eredità, insieme a quelle tante da lui scritte e interpretate nei suoi ventinove anni di vita. Aveva iniziato giovanissimo suonando il clarinetto nella Jerry Roll Norton (il pianista sconfitto da Novecento nel bel monologo del revigliaschese Alessandro Baricco) Boys Jazz Band. Ciao Luigi, ciao.
Fabrizio Scarpa – 31 gennaio 2007
“il Mercoledì” – numero – 4 anno XIII
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