La letterina di quest’anno è dell’amico Luca G. Gabriele, che con grande piacere ospito in questo angolo e che ringrazio, augurando a tutti un buon Natale e un felice 2015.
Caro Gesù Bambino, chi ti scrive è un “bimbo” di 37 anni. Questo Natale vorrei tanti regali, perché sono stato buono, non ho fatto del male al prossimo e mi sono comportato bene con i miei genitori, insomma sono stato impeccabile e credo di meritarne molti. Tu arrivi il giorno di Natale, ma noi su questa terra dobbiamo sopravvivere tutti i giorni ad un mondo difficile e ostico, creato dal tuo Babbo, che ce lo ha consegnato con dieci istruzioni di uso, che nessuno rispetta. Qui vige la legge del più forte. Siamo tanti e pecchiamo di egoismo, lussuria, gola e invidia, ma non abbiamo chiesto noi di venire al mondo. E’ vero che non facciamo nulla per renderlo migliore, ma credimi che a renderlo peggiore bastano pochi. E sono quelli che hanno i soldi e il potere. Forse pagheranno per le loro colpe quando saranno al cospetto del tuo Babbo, ma intanto qui fanno quello che gli pare. Alla fine i buoni andranno in paradiso, ma alla nascita nel pacchetto era compreso tutto e, volenti o nolenti, ce lo siamo fatti piacere. Per questo voglio tanti regali. Perché cerco di non far pesare a chi mi sta vicino il disagio che mi crea dover sopportare le brutture del mondo, il vedere tanti bambini morire di fame e malattie, e molti esseri umani massacrati sotto una pioggia di bombe. Voglio tanti regali perché ogni mattina mi sveglio, non rubo e non uccido nessuno. Che dovrebbe essere una cosa normale, ma qui sotto da noi è divenuto un pregio. Facciamo così, fammi un solo regalo: tu che sei suo figlio ed hai più confidenza con Lui, riferiscigli che siamo tanto stanchi, tristi, delusi e rassegnati. Digli che questo libero arbitrio non è che ci piaccia tanto, giacché lo si usa in maniera sconsiderata. Chiedigli di dare un’occhiata alla sua creazione, di lavorare ancora un giorno per rimettere a posto i casini che abbiamo combinato noi umani. Tu ne sai qualcosa, visto che prima ti abbiamo torturato e messo in croce, per poi renderti omaggio ogni anno. Capisci che qualcosa non funziona. Non critico l’operato del tuo Babbo, ma forse qualche difetto di fabbrica ci sta. Io il mio babbo l’ho perso e non posso chiedergli più nulla, tu che ce l’hai domandagli questo piccolo favore. Con affetto, Luca G..
Fabrizio Scarpa – 24 dicembre 2014 “il Mercoledì” n° 47 anno XX
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