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Categories: Poesia

Cari cipressi di Bolgheri

Talvolta è più difficile trovare un argomento di cui valga la pena trattare che non il metterlo nero su bianco. Da parecchio tempo mi capita di provare un profondo senso di vuoto e di sconforto per quello che accade nel mondo. Pacchi di soldi vengono spesi per fare guerre delle quali non si riesce a vedere la fine, forse perché questa fine non tornerebbe utile a chi ha interesse a portare avanti dei conflitti spesso scoppiati per cause inesistenti. Eppure qualche volta si manifestano dei segnali positivi importanti. Negli Stati Uniti Barack Obama sta combattendo una grande battaglia per dare a tutti i cittadini americani l’assistenza sanitaria. In quella che è la prima potenza mondiale il diritto di essere curato spetta solo a chi è in grado di pagare il costo elevato di una assicurazione, per comperare un diritto laddove dovrebbe essere un dovere della società il provvedere alla salute pubblica. Il Presidente sta incontrando grandi difficoltà e ha fatto presente agli oppositori che assicurare la salute a tutti gli americani verrebbe a costare molto meno delle guerre per la democrazia intraprese dal suo predecessore. Speriamo che se la cavi il buon Barack! Su quanto sta succedendo in casa nostra preferisco stendere un velo pietoso. Mi pare che poco rimanga per stare allegri. Voglio concludere dividendo con voi un momento di poesia che ho respirato in un soleggiato pomeriggio estivo. Ero in Toscana, vicino a Livorno (“… tra Cecina e Corneto …”), e all’ombra ristoratrice e sicura di una quercia secolare, cullato dal frinire delle cicale, come d’incanto ho scoperto il lungo viale alberato, a onor del vero un poco malandato, immortalato dal poeta Giosuè Carducci: ”I cipressi che a Bolgheri alti e stretti van da San Guido in duplice filar, quasi in corsa giganti giovinetti mi balzarono incontro e mi guardar ….”. Quelle rime, che ai tempi della scuola mi erano parse noiose e retoriche, mi sono ritornate alla mente, come una vecchia fotografia ingiallita, dolce ricordo di una fanciullezza mai svanita. Trovate qualche minuto e provate a leggerle o a rileggerle.

Fabrizio Scarpa – 16 settembre 2009
“il Mercoledì” – numero 33 anno XV

Mangiafuoco

Fabrizio Scarpa, di origine veneziana, nato a Torino in un giorno di maggio in cui i prati erano rossi di papaveri, giusto nel mezzo dell'ultimo secolo dello scorso millennio, poco prima dell'ora di pranzo, appena in tempo per mettersi a tavola. VECCHIO CUORE GRANATA (Toro ora e per sempre).

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