Parliamo ancora di vacanze, visto che quasi tutti siamo tornati. Su alcune riviste, più o meno specializzate, si legge dei molti effetti, niente affatto positivi, che le ferie estive hanno sul sistema nervoso di coloro che riescono a farle. Stati d’ansia, attacchi di panico, con cadute di umore impressionanti, e di conseguenza gravi difficoltà nel riprendere le normali attività che occupano, considerate tutte le domeniche, i sabati, le festività, e le eventuali settimane bianche, verdi o di qualsiasi altro colore, quello che rimane del nostro tempo. Tenendo presente che più o meno un terzo delle ore annuali, le passiamo a dormire, o comunque a tentare di farlo, più di una dozzina di ore, nei giorni feriali, tra lavoro e spostamenti sui vari mezzi di trasporto, le rimanenti vengono dedicate ai preparativi, al nutrimento, alla famiglia e alle varie ed eventuali al di fuori del lavoro (tutto naturalmente elencato non in ordine di importanza). La considerazione che ne viene fuori è piuttosto grigia, in quanto emerge il fatto che per quasi un anno aspettiamo con “ansia” il momento del riposo annuale, dopodiché abbiamo bisogno di quasi un anno per guarire dall’ansia che il ritorno dai momenti “sereni” ci provoca. Per concludere è più faticoso distrarsi dalle occupazioni lavorative, passando molto di questo tempo a rimuginare sul fatto che si deve ritornare, o invece “il lavoro stanca” come comunemente si usa dire? Non avranno per caso ragione quelli che non fanno vacanze? Ai posteri (e all’ Antico Saggio) l’ardua sentenza!

Fabrizio Scarpa – 6 settembre 2006
“il Mercoledì” – numero 35 anno XII

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