Dieci anni, cinque titoli mondiali, centoquindici volte sul podio, di cui settantuno sul gradino più alto, in centosettantotto gare. Sono solo alcuni dei numeri che segnano la storia di Schumacher sulla “rossa” di Maranello. Mai nessuno al volante di una Ferrari , e tanto meno di un’altra vettura di Formula Uno, ha vinto così. Non ha mai brillato per la sua simpatia. Da molti era definito un calcolatore, una sorta di macchina, poco umana, al volante di una macchina molto meccanica. Anche la “rossa”, nel cuore di molti, ad altri (Antico Saggio compreso) ispirava antipatia. Credo però che non si possa fare a meno di ammettere che in tutti questi anni il Kaiser Michael abbia fatto dei passi da gigante, non solo nei circuiti di tutto il mondo, isole comprese. Per molto tempo non si è impegnato a “spiaccicare” una sola parola in italiano, e questo, devo dire pure a chi scrive, non faceva grande piacere, anche se il suo mestiere era correre vincere e non di certo recitare i nostri Classici in prosa o in versi. Ma con il tempo si è sempre più umanizzato, parlando nella nostra lingua soprattutto nelle interviste rivolte ai tifosi, e dirigendo simpaticamente dal podio l’inno di Mameli. Per annunciare ufficialmente il suo ritiro ha scelto Monza, e lo ha fatto con una vittoria che potrebbe anche dargli il sesto titolo mondiale. Era commosso e nei suoi occhi si è letto il grande amore per la Ferrari e per i tifosi del “cavallino rampante”, e di sicuro si è conquistato la stima e l’affetto anche di molti dei più scettici. Danke Schumi!
Fabrizio Scarpa “il Mercoledì” numero 36 anno XII 13/09/06
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