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Categories: Costume

150 e l’Italia canta!

“Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e i suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861”. Con questo documento, che compare in una legge, probabilmente l’ultima, del Regno di Sardegna, viene proclamato ufficialmente il Regno d’Italia, che univa i sette stati in cui era divisa la penisola a forma di stivale. Non vi preoccupate, non vi farò una lezione di storia, ma un giorno così non può e non deve passare inosservato. Sarà festa nazionale, anche se molti sono coloro che non l’hanno riconosciuta e non la festeggeranno (qualcuno voleva pure eliminare il 1 maggio, Festa dei Lavoratori!!!), e molte aziende toglieranno ai loro dipendenti un giorno di ferie o una ex festività per recuperare il “giorno perduto”. Volutamente non commento, ma non posso non sottolineare che, nel 150° anniversario dell’unità nazionale, di strada per essere veramente uniti ce n’è ancora molta da fare. Ricordo bene il 1961, l’anno del centenario, ero un ragazzo, facevo le scuole medie, e Torino aveva cambiato faccia. Era nato un intero nuovo quartiere, chiamato Italia ’61, un vero e proprio pezzo di futuro, la monorotaia, che poteva essere l’inizio di una metropolitana soprelevata e dipanarsi per la città, il Palazzo a Vela e tante altre costruzioni, fortunatamente in qualche modo recuperate, altre inevitabilmente destinate alla rottamazione. Ma un ricordo che è rimasto vivo in me è che lo spirito, la voglia e il piacere di festeggiare l’Italia unita mi sembrarono allora più forti e sinceri di quanto non siano oggi. Forse il fatto che la seconda guerra mondiale fosse terminata da appena quindici anni faceva sentire più unito un popolo da sempre diviso, da differenze linguistiche, culturali, economiche. Si pensava a ricostruire e sembrava messa da parte la mania distruttiva che negli anni mi pare purtroppo tornata in auge. Spero di sbagliarmi, per l’amore che provo per la mia patria, ma sento tanta ipocrisia nell’aria. Si preparano notti bianche, manifestazioni, piazze animate da balli suoni e canti, ma quello che vorrei vedere, nei volti e negli occhi della gente del mio popolo, è la gioia, l’orgoglio di essere “italiani”, quei sorrisi che si vedono solo quando la nazionale di calcio trionfa, e allora tutti cantano l’Inno di Mameli. Quanta strada ancora, per essere uniti, ma almeno facciamo 150 e l’Italia canta. Auguri mia Patria!

Fabrizio Scarpa – 16 marzo 2011
“il Mercoledì” numero 11 anno XVII

Mangiafuoco

Fabrizio Scarpa, di origine veneziana, nato a Torino in un giorno di maggio in cui i prati erano rossi di papaveri, giusto nel mezzo dell'ultimo secolo dello scorso millennio, poco prima dell'ora di pranzo, appena in tempo per mettersi a tavola. VECCHIO CUORE GRANATA (Toro ora e per sempre).

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